Aurascolto, pagina per non vedenti


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Nino Salvaneschi nacque a Pavia il 3 dicembre 1886. Iniziò la sua carriera giornalistica molto giovane, collaborando con vari quotidiani la Gazzetta del Popolo, la Stampa di Torino, la Tribuna di Roma e il Corriere della sera di Milano è stato anche tra i fondatori del giornale sportivo Guerin Sportivo. Durante la prima guerra mondiale si arruolò in marina svolgendo con senso del dovere azioni che andavano contro i suoi principi d’uomo di pace e di libertà e alla fine del conflitto manifestò tutta la sua contrarietà con alcuni scritti raccolti e pubblicati nel libro Uccidiamo la Guerra, sposò una donna che ebbe molta importanza nel suo destino d’uomo e di scrittore, descrivendola come una creatura mandatagli da Dio e insieme andarono ad abitare a Capri dove inizierà a scrivere i primi abbozzi del libro Sirénide. In seguito fu colpito da una grave malattia,con un susseguirsi di degenze ospedaliere, prima in quella di Rodi poi all’ospedale della Marina di Piedigrotta di Napoli. Questa lunga parentesi forzata della sua vita gli servì per trovare un equilibrio religioso, la sua inquietudine si dibatteva tra Gesù e Buddha. Tutto cominciò dalla lettura di un piccolo libro che ebbe in regalo dalle suore infermiere, l’Imitazione di Cristo, questo fu il primo segno della crisi che risultò poi nel tempo essere stata la lettura più utile della sua vita, e lo avviò verso la completa devozione alla chiesa cattolica. Da quel momento la sua vita fu un peregrinare verso mete che a quell’epoca erano un "refugium peccatorum" per centinaia di fedeli, Assisi a San Giovanni Rotondo da Padre Pio di Pietrelcina che conobbe personalmente nel 1919. Per alcuni anni lavorò come giornalista in Belgio e nel 1921 fondò a Bruxelles L'époque nouvelle, con l'intento di far conoscere l'Italia in quel paese, quando dovette rientrare in Italia a Torino nel 1923 a causa di una cecità permanente e totale, colpito nel fisico ma non nello spirito, continuò a raccogliere pur con gran difficoltà i suoi scritti di letteratura in oltre 30 libri. Il poeta Tagore lo esortò in quest’impresa con l’invito: "Se vuoi essere un cantastorie cieco, guarda la tua vita riflessa dentro di te e scrivi". L’ultimo lavoro che scrisse prima di diventare cieco, fu Sirenide . Da questo tragico evento la sua vita fu confortata solo dall’aiuto che dedicava ai suoi compagni per opere di tipo assistenziali. Nel 1926 organizzò un corteo di persone cieche e lì portò in pellegrinaggio da Padre Pio di Pietrelcina, portando in dono un giglio, un olivo e un biancospino, simboli di purezza, umiltà, e tribolazioni, e il frate diventò per molti anni la sua guida spirituale. Muore a Torino nel 1968 Il percorso religioso [modifica] Salvaneschi è stato definito da alcuni critici Il cantastorie di Dio colui che ha vissuto per regalare agli uomini di poca vista la meravigliosa luce della vita. Uomo di poco rumore privo d’ogni scandalo umanistico si dedicò alla sua gran passione, quella di trasmettere il suo amore, la sua fede attraverso la stesura di più opere insegnando ad amare la vita ed avere fede nei momenti di sconforto, proprio lui che rimase vittima di una grave malattia quale la cecità , ha insegnato ad amare Dio e della sua vita ne ha fatto un bastone su cui poggiarsi ed uno specchio da cui specchiarsi.